Joel Dicker
"La
verita sul caso Harry Quebert"
Editore
Bompiani
Uno dei
pochi veri e propri casi letterari degli ultimi anni, arrivato al successo
grazie al veicolo più nobile e sicuro per l'affidamento dei lettori futuri,
ovvero il passaparola di coloro che lo hanno letto.
Diciamo
subito che si tratta di un giallo "classico" che ha al suo interno
alcune caratteristiche molto interessanti anche da un punto di vista
letterario. La storia si svolge su più piani temporali, nella dimensione del
presente siamo nei giorni nostri negli USA, dove un giovane scrittore, Marcus
Goldman, dopo lo straordinario successo del suo primo romanzo subisce un
terribile blocco. Mentre si trova a combattere con la sua personalità in
divenire riceve la telefonata del suo vecchio maestro, Harry Quebert, che è
anche uno dei più importanti scrittori contemporanei, tanto venerato quanto
schivo. Qui si innesca il primo sbalzo temporale e nodo cardine della storia:
Harry ha raggiunto la fama nel 1975 scrivendo il suo capolavoro "le origini
del male", ed ora hanno rinvenuto nel giardino della sua tenuta i resti
del corpo di Nora Kellergan, una ragazzina di 15 anni scomparsa proprio
nell'estate del 1975 nella stessa cittadina. Marcus, informato dal suo maestro
dell'accusa mossagli contro e del fatto che si trova in carcere in attesa di
giudizio, decide di partire per il luogo dove si sono svolti questi fatti: la
piccola cittadina di Aurora nel New Hampshire, con l'intento di dimostrare
l'innocenza del suo caro amico e trovando la strada per far brillare nuovamente
la sua penna. Aurora è il prototipo della middle class americana, e si ergerà
presto a vera e propia protagonista del libro, sia perchè qui si muoverà la
gran parte dell'azione, sia perchè ognuno degli abitanti avrà un ruolo decisivo
da recitare in questa vicenda con continui cambi di prospettiva, scontri,
redenzioni e colpi di scena.
Qui si
manifesta uno dei difetti del libro: alcuni dei personaggi minori alle volte
sono psicologicamente poco rifiniti, approssimativi. Probabilmente la
giovanissima età dello scrittore svizzero porta freschezza di linguaggio e
ritmo nella scrittura, ma perde nella cura di alcuni dettagli che risultano
affrettati.
Rimanendo
sul gioco pregi/difetti, possiamo dire che contrariamente a molti gialli, che
partono buttandoci subito nel mezzo dell'agone, ma che poi perdono smalto
avviandosi alle pagine conclusive, questo di Dicker, nonostante il volume
imporante di pagine, più progredisce e più migliora, passando da una prima
tranche del testo dove prevalentemente ricostruisce le vite dei protagonisti
forse dilungandosi eccessivamente, ad una seconda dove la dimensione del giallo
assume la sua pienezza coinvolgendoci in un turbine assolutamente da brividi.
Tre annotazioni conclusive: la prima è che nel libro c'è una dimensione
meta-letteraria, in quanto il manoscritto delle "origini del male"
nasconde al suo interno molto di quello che già può preannunciare nel titolo,
articolandosi attorno ad esso un giallo nel giallo. La seconda è una
particolarità riguardante la costruzione del testo: ogni capitolo si apre con
la scena di Harry e Marcus all'epoca in cui quest'ultimo era un suo studente,
sono sul ring a boxare e segue un veloce scambio di battute dove il maestro
spiega allo studente le regole fondamentali per la scrittura, seguite poi dallo
stesso Dicker nel suo romanzo. La terza è che, pur se a frammenti un pò
scollati, si trovano all'interno del corpus gocce di thriller paranormale e
scene morbose, donando un tocco poliedrico al tutto.

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