domenica 4 maggio 2014

Joël Dicker - La Veritá sul caso Herry Quebert






Joel Dicker
"La verita sul caso Harry Quebert"
Editore Bompiani

Uno dei pochi veri e propri casi letterari degli ultimi anni, arrivato al successo grazie al veicolo più nobile e sicuro per l'affidamento dei lettori futuri, ovvero il passaparola di coloro che lo hanno letto.
Diciamo subito che si tratta di un giallo "classico" che ha al suo interno alcune caratteristiche molto interessanti anche da un punto di vista letterario. La storia si svolge su più piani temporali, nella dimensione del presente siamo nei giorni nostri negli USA, dove un giovane scrittore, Marcus Goldman, dopo lo straordinario successo del suo primo romanzo subisce un terribile blocco. Mentre si trova a combattere con la sua personalità in divenire riceve la telefonata del suo vecchio maestro, Harry Quebert, che è anche uno dei più importanti scrittori contemporanei, tanto venerato quanto schivo. Qui si innesca il primo sbalzo temporale e nodo cardine della storia: Harry ha raggiunto la fama nel 1975 scrivendo il suo capolavoro "le origini del male", ed ora hanno rinvenuto nel giardino della sua tenuta i resti del corpo di Nora Kellergan, una ragazzina di 15 anni scomparsa proprio nell'estate del 1975 nella stessa cittadina. Marcus, informato dal suo maestro dell'accusa mossagli contro e del fatto che si trova in carcere in attesa di giudizio, decide di partire per il luogo dove si sono svolti questi fatti: la piccola cittadina di Aurora nel New Hampshire, con l'intento di dimostrare l'innocenza del suo caro amico e trovando la strada per far brillare nuovamente la sua penna. Aurora è il prototipo della middle class americana, e si ergerà presto a vera e propia protagonista del libro, sia perchè qui si muoverà la gran parte dell'azione, sia perchè ognuno degli abitanti avrà un ruolo decisivo da recitare in questa vicenda con continui cambi di prospettiva, scontri, redenzioni e colpi di scena.
Qui si manifesta uno dei difetti del libro: alcuni dei personaggi minori alle volte sono psicologicamente poco rifiniti, approssimativi. Probabilmente la giovanissima età dello scrittore svizzero porta freschezza di linguaggio e ritmo nella scrittura, ma perde nella cura di alcuni dettagli che risultano affrettati.
Rimanendo sul gioco pregi/difetti, possiamo dire che contrariamente a molti gialli, che partono buttandoci subito nel mezzo dell'agone, ma che poi perdono smalto avviandosi alle pagine conclusive, questo di Dicker, nonostante il volume imporante di pagine, più progredisce e più migliora, passando da una prima tranche del testo dove prevalentemente ricostruisce le vite dei protagonisti forse dilungandosi eccessivamente, ad una seconda dove la dimensione del giallo assume la sua pienezza coinvolgendoci in un turbine assolutamente da brividi. Tre annotazioni conclusive: la prima è che nel libro c'è una dimensione meta-letteraria, in quanto il manoscritto delle "origini del male" nasconde al suo interno molto di quello che già può preannunciare nel titolo, articolandosi attorno ad esso un giallo nel giallo. La seconda è una particolarità riguardante la costruzione del testo: ogni capitolo si apre con la scena di Harry e Marcus all'epoca in cui quest'ultimo era un suo studente, sono sul ring a boxare e segue un veloce scambio di battute dove il maestro spiega allo studente le regole fondamentali per la scrittura, seguite poi dallo stesso Dicker nel suo romanzo. La terza è che, pur se a frammenti un pò scollati, si trovano all'interno del corpus gocce di thriller paranormale e scene morbose, donando un tocco poliedrico al tutto.


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