domenica 11 maggio 2014

Aldus Huxley - Il mondo nuovo.




Aldus Huxley
Il mondo nuovo - Ritorno al mondo nuovo
Mondadori



Non so come si possa riconoscere un profeta, nemmeno i tanti declamati versetti biblici sono oramai presi così tanto sul serio, forse solo perchè si riferiscono a periodi oramai passati... esausti.
Il vero profeta è colui che in un tempo insospettabile possa portare a compimento un'opera che descriva a grandi linee eventi futuri. Concretizzare la causa e l'effetto a distanza di quasi un secolo, è in effetti un'impresa degna delle migliori menti della storia.
La letteratura contemporanea è piena di capitoli deidicati all'analisi profetica del divenire, sia per quanto riguarda la concettualità che gli avvenimenti reali, tuttavia a nessun autore si può riconoscere l'attinenza che è propria de "Il mondo nuovo" di Huxley, gli furono sufficienti poco più di duecento pagine per interpretare i segnali politici e gestionali del tempo, per teorizzare così compiutamente una deriva totalitaria della nostra società sotto la scusa e l'egida del progresso. L'eliminazione progressiva di ogni opposizione, di ogni barlume di libero pensiero fu e costituisce il tema centrale dell'opera della nostra realtà odierna. Quasi un secolo di macchinazioni ha portato il nostro mondo ad essere un simulacro di quello descritto nel  1932 da Huxley, una perdita di coscienza collettiva che ci ha portato ad una spirale negativa in cui le preferenze adattive di ognuno di noi rispecchiano in pieno il desiderio del potere centrale di sopire ogni minima ribellione. Fortunatamente siamo ancora in grado di trovare degli appigli per poter riconoscere la macchinazione, l'inevitabile deriva a cui stiamo approdando. Solo per questo motivo la profezia non si è ancora avverata, il progresso e il tecnicistico operare di ogni teoreta governativo, tutt'ora devono scontrarsi con la reticenza e l'intelletto di una parte della popolazione che ancora preferisce la fatica della libertà piuttosto che la comodità delle catene. La conclusione del romanzo rispecchia in pieno quelle che sono le fobie del potere, il "selvaggio" ritiratosi a vita privata, divenuto "innocuo", colpevole solamente della sua esistenza viene circondato, non tanto dalle forze del potere, ma dalla cecità della popolazione, obnubilata da decenni di indottrinamento, che quasi sollevata dalla morte dell'estraneo danza in circolo come a ribadire la necessità dell'assenza del pensiero. Un libro da leggere, ma soprattutto un libro da ricordare, da avere ben presente ogni volta  che ci sentiamo in dovere di distogliere lo sguardo da ciò che ci compete... La tutela della nostra libertà.

Nessun commento:

Posta un commento